Today: Monday 14 June 2021 , 9:16 am


advertisment
search


Persecuzione dell'omosessualità in Unione Sovietica

Last updated 4 Giorno 7 Visualizzazioni

Advertisement
In this page talks about ( Persecuzione dell'omosessualità in Unione Sovietica ) It was sent to us on 10/06/2021 and was presented on 10/06/2021 and the last update on this page on 10/06/2021

Il tuo commento


Inserisci il codice
 
La persecuzione dell'omosessualità in Urss ebbe inizio pochi anni dopo l'ascesa al potere di Stalin, e continuò, sia pure in forme attenuate, fino alla caduta stessa dell'URSS. In alcune nazioni nate dal disfacimento dell'URSS persistono tuttora persecuzioni che vanno dall'internamento in campi di lavoro forzato alla reclusione.

Una pagina di storia poco nota

Lo sgretolamento dell'Unione Sovietica dei primi anni novanta e con esso la fine dello stato comunista nel Paese più esteso del mondo, ha portato alla luce una realtà sconosciuta: quella degli omosessuali perseguitati, condannati al carcere o ai lavori forzati in ambienti dove la temperatura invernale raggiungeva i quaranta gradi sotto zero e dove molti di loro hanno trovato la morte .
Fino all'epoca di Pietro il Grande, l'omosessualità in Russia era tollerata anche se sanzionata dalla Chiesa ortodossa con penitenze; tuttavia nel 1706 venne introdotto il rogo per chiunque fosse stato scoperto in un rapporto omosessuale.
Nel 1917, sotto il governo di Lenin, l'omosessualità venne decriminalizzata e fu permesso anche ai gay di entrare nel Partito Comunista dell'Unione Sovietica.
Poi, nel 1924, l'omosessualità venne criminalizzata nella RSS Azera, poi nella RSS Uzbeka nel 1926 e in seguito anche nella RSS Turkmena nel 1927. Il concetto del rispetto della libertà dell'individuo permise alla legislazione sovietica sull'omosessualità d'essere indicata come valido esempio al "Congresso mondiale della Lega per le riforme sessuali", tenutosi a Copenaghen nel 1928. Nel 1930 l'omosessualità, sotto il governo di Stalin, venne riconosciuta come malattia West, Green. Sociolegal Control of Homosexuality: A Multi-Nation Comparison. p. 224. infatti Mark Serejskij, perito medico, poteva scrivere nella Grande enciclopedia sovietica che:
{{CitazioneLa legislazione sovietica non riconosce reati cosiddetti contro la morale. Le nostre leggi partono dal principio della difesa della società, e quindi prevedono una punizione solo in quei casi in cui l'oggetto dell'interesse omosessuale sia un bambino o un minorenne...Kon Igor, Soviet Homophobia
Ma Serejskij continua nella stessa enciclopedia definendo la omosessualità una malattia difficile se non impossibile da curare, così "pur riconoscendo la scorrettezza dello sviluppo omosessuale ... la nostra società combina misure terapeutiche e profilattiche con tutte le necessarie condizioni per rendere il conflitto che affligge gli omosessuali il meno doloroso possibile e per risolvere il loro tipico estraneamento dalla società all'interno del collettivo" (Sereisky, 1930, p. 593).ENGLISH.GAY.RU - Soviet Homophobia
Anche il famoso psichiatra Vladimir Michajlovič Bechterev che testimoniò in quegli anni, durante un processo a carico di un omosessuale, come perito, dichiarò che "l'ostentazione pubblica di tali impulsi... è socialmente nociva e non può essere consentita"James D. Steakley, Gay Men and the Sexual History of the Political Left, citato da Laura Engelstein in Soviet Policy Toward Male Homosexuality: Its Origins and Historical Roots Princeton University, p. 167..

La svolta stalinista

Negli anni trenta, sotto Stalin, iniziò però un periodo di repressione generale della sessualità (il "Termidoro sessuale") ed articoli contro l'omosessualità furono introdotti in tutti i codici penali delle Repubbliche sovieticheCitato in "Urss e omosessualità" a cura del prof. Igor Kon, traduzione a cura di Giovanni Dall'Orto dal sito Gay.Ru. . Col decreto del 17 dicembre 1933 e con la legge del 7 marzo 1934, l'omosessualità divenne di nuovo un reato.
Nel gennaio del 1936 Nikolai Krylenko, commissario del popolo (cioè ministro) per la giustizia, annunciò che:Citato in Sociolegal Control of Homosexuality: A Multi-Nation Compariso, a cura di Donald J. West e Richard Green, Springer Science+business Media, 1997. ISBN 978-0-306-45532-2
L'omosessualità giunse così ad essere considerata "controrivoluzionaria" e una "manifestazione della decadenza della borghesia", tanto che nel 1952 fu scritto nella Grande enciclopedia sovietica:

Le repressione e i Gulag

Secondo l'articolo 121 del Codice penale della Repubblica Sovietica Russa, l'omosessualità (muzhelozhstvo) era punibile con la privazione della libertà per un periodo fino a 5 anni e, secondo l'articolo 121.2, nel caso di uso o minaccia d'uso di violenza fisica, o di sfruttamento della posizione dipendente della vittima, o di rapporti con minorenni, fino a 8 anni.www.oliari.com / Comunismo e omosessualità - L'omofobia sovietica
Nei gulag si incarcerarono milioni di persone per i motivi più vari e disparati, compresa l'omosessualità, condannandole ai lavori forzati .
Dal 1934 ai primi anni del 1980 sono stati condannati, sulla base dell'articolo 121, circa cinquantamila uomini gay. La cifra dei gay incriminati cominciò a calare gradualmente solo nel 1990. Ancora nella prima metà del 1992 ci sono state condanne basate sulla legge soviética.
Il KGB, i servizi segreti sovietici, usarono la minaccia di denuncia dell'omosessualità (vera o falsa) per spaventare gli intellettuali russi. Di conseguenza, vennero condannati per omosessualità architetti, artisti e leader pubblici o di partito che erano caduti in disgrazia. Questo ha provocato tra gli uomini gay un clima reale di terrore che, tra le altre cose, ha impedito lo sviluppo di un'auto-coscienza o di una cultura LGBT.

L'abolizione delle leggi antiomosessuali

Le prime repubbliche ad abolire gli articoli contro l'omosessualità furono, dopo la disgregazione dell'Unione Sovietica, la Lituania, la Lettonia, l'Estonia e l'Ucraina, ma la necessità di ottenere un posto nel Consiglio d'Europa e quindi di mostrare una Russia nuova e liberale, indusse Boris El'cin ad abolire con un emendamento il 29 aprile 1993 l'articolo 121, pur mantenendo la punizione per i reati legati alla violenza ed alla coercizione.
Nel 1993 l'omosessualità, dopo la riforma generale del codice penale, era ancora contemplata nell'articolo 132, intitolato Omosessualità o soddisfazione di passione sessuale in altre forme pervertite.
L'amore fra soggetti adulti venne quindi ad essere legale, ma l'omosessualità continuava ad essere vista come una patologia psichiatrica e come una perversione. I legislatori poi fecero una grande confusione, tanto che l'articolo 144 prevedeva che il rapporto sessuale rappresentasse comunque una forma di "coercizione autorizzata". Nel 1995 la Duma approvò la riforma, ma il presidente Boris Nikolaevič El'cin ed il Consiglio della federazione la respinsero. Si tentò quindi un miglioramento e nel 1997 si arrivò finalmente a elaborare il Capitolo 18, sui "Delitti nella sfera dei rapporti sessuali".
Per la prima volta comparve nel codice penale il lesbismo, autorizzato fra donne adulte consenzienti, ma condannato in presenza di atti di violenza. L'articolo 132 dello stesso capitolo condannava, al comma 3/b, il grave danneggiamento alla salute, infezione da HIV o altre conseguenze gravi. E infatti tuttora la permanenza in Russia di uno straniero oltre i tre mesi prevede, per il visto, una certificazione di sieronegatività da parte di una clinica pubblica.
In compenso, con la stesura del nuovo articolo si parlò, per la prima volta, di uguaglianza di genere di fronte al reato sessuale, e l'età del consenso venne stabilita infine per tutti, donne e uomini, gay ed etero, alla medesima età, 14 anni.

Oltre l'Urss


Il clima culturale vieta tutt'oggi ai politici post-sovietici di affrontare la tematica dei diritti dei gay e delle lesbiche, in quanto temono di calpestare il concetto della "difesa della famiglia tradizionale russa" e quindi di perdere consensi.
A tutt'oggi il mondo politico e quello gay sembrano in Russia essere ancora due cose separate, tanto che viene ad essere cosa difficile e pericolosa organizzare un semplice Gay Pride o una manifestazione per i diritti dei gay in gran parte dei Paesi post-sovietici .

Note


Bibliografia

  • Massimo Consoli, Homocaust. Il nazismo e la persecuzione degli omosessuali, Kaos, Milano 1991 (un capitolo).
  • Dan Healey, Homosexual desire in revolutionary Russia: the regulation of sexual and gender dissent, University of Chicago Press, Chicago 2001, pp. 376.
  • Simon Karlinsky, Omosessualità nella letteratura e nella storia russa dall'undicesimo al ventesimo secolo, "Sodoma" n. 3, Primavera-estate 1986.
  • Igor S. Kon, The sexual revolution in Russia, Free Press 1995.
  • John Lauritsen, David Thorstad, Per una storia del movimento dei diritti omosessuali (1864-1935), Savelli, Roma 1979 (un capitolo).
  • Jaroslav Mogutin, L'omosessualità nelle prigioni e nei lager sovietici, già in "Novoe Vremja", n. 35-36 - 1993, traduzione di Paolo Galvagni. È lo studio più completo disponibile in lingua italiana.
  • Angelo Pezzana, Dentro & Fuori. Una autobiografia omosessuale, Sperling & kupfer, Milano 1996.
  • Igor Kon,Sexual Revolution in Russia: From the Age of the Czars to Today.1995 Trans. James Riordan. New York: Free Press; ISBN 978-0-02-917541-5 e http://books.google.ru/books?id=DgGjOjRQAPIC Sex and Russian Society. 1993 Bloomington, Indiana: Indiana University Press; ISBN 978-0-253-33201-1.

Voci correlate


  • Mihail Kuzmin
  • Omosessualità nella storia
  • Opposizione ai diritti LGBT
  • Diritti LGBT e comunismo
  • Diritti LGBT e socialismo
  • Sofija Parnok
  • Sergej Iosifovič Paradžanov
  • Gennadi Trifonov
  • Igor Kon

Collegamenti esterni

  • Enrico Oliari, Le vittime (gay) dimenticate dei gulag.
  • Igor Kon, Soviet Homophobia.
  • Igor Kon, Struggle for Decriminalization.
  • Igor Kon, Repeal of Article 121.

Categoria:Unione Sovietica
Categoria:Omofobia nella legge
 
Commenti

Non ci sono ancora commenti




ultima visualizzazione
la maggior parte delle visite